nel film Hotel Room, prodotto per il canale televisivo HBO, ed andato in onda nel Gennaio del 1993, David Lynch ambienta tre storie nella stessa camera di albergo, la numero 603 del Railroad Hotel di New York, ma in periodi diversi: la prima storia, Tricks, si svolge nel 1969; la seconda, Getting Rid Of Robert, nel 1992; in Blackout, la terza ed ultima - e senza esagerazioni, una delle cose migliori mai girate dal regista americano - si torna indietro fino al 1936. lo stesso tema, distrutta ogni unità di tempo e di spazio (le stanze non hanno alcun corrispettivo reale) viene affrontato dall’album Quiet Rooms del musicista sperimentale Deison, che esce oggi per Aagoo Records: i brani sono tutti costruiti con un lavoro di manipolazione e composizione di registrazioni ambientali fatte in camere d’albergo di Barcellona, Milano, Venezia, Los Angeles e New York. che musica aspettarsi da un disco del genere non è difficile da immaginare - insomma, ad essere suonate sono, letteralmente, delle stanze vuote (che a loro volta, per mezzo di una copia dell’album, potranno suonare nella stanza dove si trova l’ascoltatore, ed insieme ad essa, per un definitivo mind blow): elementi che la memoria e l’esperienza di ognuno possono collegare ad un hotel (lo squillo di un telefono, un tintinnare di chiavi) ricorrono in un flusso sonoro più emotivo che narrativo, evocando atmosfere care proprio a Lynch, per ricollegarsi all’incipit di questo pezzo, o al poeta Tomas Transtromer, volendo vagare per più libere associazioni mentali. e proprio mentale, non sembri in contraddizione con l’aspetto emotivo di cui si è appena detto, è la drone music di questo album, capace di unire materialismo e metafisica. perchè, se il compito della fisolofia è quello di porre domande, la creazione artistica è sempre stata una valida suggeritrice di risposte.